Campo visivo, 2019, terracotta, dettaglio, Scuola Agraria, Monza (MI)

Campo visivo-macchia cieca, Fuori Biennale Monza

CAMPO VISIVO, 2019, terracotta, installazione misure variabili, Scuola Agraria, Monza (MI)
MACCHIA CIECA, 2019, terracotta, istallazione misure variabili
MACCHIA CIECA, 2019, terracotta, istallazione misure variabili, Boffi De Padova, Monza (MI)

CAMPO VISIVO
Scuola Agraria del Parco di Monza, Viale Cavriga
MACCHIA CIECA
Boffi-De Padova, Piazza San Pietro Martire

Biennale Monza OFF, 2019, Monza

Il campo visivo è quello che si domina dall’alto, posizione privilegiata perché consente di guardare lontano ad angolo giro, facendosi un’idea del territorio circostante.
È quanto accade alla Cascina Frutteto, progettata da Luigi Canonica che ha visto bene nell’importanza assunta dalla loggetta del belvedere, da dove si possono immaginare gli orti a raggiera e il giardino matematico con i suoi alberi da frutta. Quando Marta Allegri ha raggiunto la quota della torretta ha voluto infondere quel campo visivo nella propria arte plastica e lo ha fatto in piena sintonia col contesto: la sua opera entra in dialogo con la cascina lombarda, insediandosi in una delle ali rustiche, nel sopraelevato fienile contrassegnato da finestre a graticcio. Qui, nella solitudine del luogo sospeso in un tempo di attività dismesse di cui si preserva ancora la memoria, trova posto un vivaio di piccoli vasi in terracotta ed altri elementi geometrici ispirati alla natura. Sono collocati a terra, a contatto diretto col pavimento, come fossero parte della cascina; sono oggetti riconoscibili e misteriosi lì posti in attesa di un loro riutilizzo.

In realtà, a un esame più attento, ci si accorge che le forme assunte dalle sculture, fuggono a ogni fine utilitaristico per confermare la loro vocazione simbolica. La loro collocazione sul piano di un tavolo da cucina in legno massello di abete antico, design Boffi, preserva un approccio strumentale di facciata, presto smascherato dalla fattura delle opere. La sobria eleganza del nero è dovuta a una diversa tecnica di cottura che porta alla nascita di questa serie di Campo visivo col sottotitolo di Macchia cieca. Anche il gioco di inclusione tra gli elementi, in una sottile relazione di vuoti e di pieni, di contenente e di contenuto, di madreforma e di materia formata al suo interno, introducono a quella ontogenesi che sta alla base di ogni ciclo naturale. Resta la forma della scultura col suo retaggio storico e percettivo, condensato in quell’utopia rappresentata dal giardino matematico visibile dall’alto della nostra immaginazione.

Daniele Astrologo